L’unicorno: origine, storia e significato di una leggenda

La bambina e l’unicorno, un poster Posterscape.
L’unicorno è un animale leggendario, di solito raffigurato come un cavallo bianco con un unico corno a spirale sulla fronte. Non è mai esistito, eppure ci si crede da più di duemila anni. Gli autori greci lo descrivevano come un animale reale dell’India, l’Europa medievale ne fece un simbolo di purezza e di Cristo, i mercanti vendevano il suo «corno» come rimedio contro i veleni e la Scozia lo ha scelto come animale nazionale.
Ecco la storia della leggenda, dai primi racconti scritti all’unicorno arcobaleno di oggi, e il significato che ha avuto nelle diverse culture.
L’unicorno in breve
- Nome: dal latino unicornis, «un corno» (in greco monokeros)
- Prima descrizione scritta: il medico greco Ctesia, intorno al 400 a.C.
- Immagini più antiche: animali con un corno sui sigilli della valle dell’Indo, circa 2600-1900 a.C.
- Simbolo di: purezza, grazia, guarigione e potenza; di Cristo nell’allegoria medievale
- Opere celebri: La Dama e l’unicorno (Parigi) e La caccia all’unicorno (New York), entrambe intorno al 1500
- Animale nazionale: la Scozia
Da dove viene l’unicorno?
Le immagini più antiche di un animale con un solo corno vengono dalla civiltà della valle dell’Indo, negli attuali Pakistan e India. Migliaia di piccoli sigilli in pietra, incisi tra il 2600 e il 1900 a.C. circa, mostrano di profilo una creatura simile a un toro con un unico corno. Gli archeologi parlano spesso di «sigillo dell’unicorno», anche se nessuno sa se gli incisori intendessero un corno solo o due corni visti di lato.
La prima descrizione scritta è greca. Intorno al 400 a.C. Ctesia di Cnido, medico alla corte persiana, parla di asini selvatici dell’India grandi come cavalli, con il corpo bianco, la testa rossa e un corno lungo circa un cubito, bianco alla base, nero al centro e rosso in punta. Bere da una coppa ricavata da quel corno, diceva, proteggeva dai veleni. Aristotele cita poi l’«asino indiano» tra gli animali con un corno, e nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio descrive il monoceros: corpo di cavallo, testa di cervo, zampe di elefante, coda di cinghiale, un muggito profondo e un corno nero lungo due cubiti. Per questi autori l’unicorno non è un mito, ma un animale raro di una terra lontana.
Dalla Bibbia alla leggenda della fanciulla
L’unicorno è entrato nella Bibbia attraverso la traduzione. Il testo ebraico nomina un animale selvatico e forte, il re’em, probabilmente l’uro, il bue selvatico dell’epoca. I traduttori greci della Septuaginta lo resero con monokeros, le versioni latine seguirono e per secoli i lettori vi videro la prova che l’unicorno esisteva.
La parte più famosa della leggenda viene dal Physiologus, un testo greco scritto ad Alessandria tra il II e il IV secolo. Racconta che l’unicorno è troppo veloce e selvaggio per qualsiasi cacciatore, ma che va a posare la testa in grembo a una giovane vergine, che può allora catturarlo. I lettori cristiani vi videro un’immagine di Cristo, nato dalla Vergine Maria. I bestiari medievali ripresero il racconto e l’unicorno divenne simbolo di purezza.
I grandi arazzi dell’unicorno
Intorno al 1500 l’unicorno compare in due delle opere più celebri del tardo Medioevo. La Dama e l’unicorno è una serie di sei arazzi, probabilmente tessuti nelle Fiandre su disegni parigini. In ognuno una dama sta su un’isola blu coperta di fiori, tra un leone e un unicorno. Cinque arazzi raffigurano i cinque sensi; il sesto porta il motto À mon seul désir («Al mio unico desiderio»), il cui significato è ancora discusso. Dimenticati in un castello della Francia centrale, furono notati nel 1841 dallo scrittore Prosper Mérimée, lodati da George Sand e acquistati nel 1882 dal Musée de Cluny di Parigi, dove sono tuttora esposti.
L’altra serie, La caccia all’unicorno, comprende sette arazzi realizzati intorno al 1495-1505 e conservati oggi ai Cloisters del Metropolitan Museum di New York. Racconta una caccia: l’unicorno purifica un ruscello con il corno, viene inseguito, ucciso e infine mostrato di nuovo vivo, incatenato in un piccolo recinto sotto un melograno. Entrambe le serie adottano lo stile millefleurs, uno sfondo disseminato di centinaia di piccoli fiori e animali.
Il corno di unicorno, un rimedio che valeva una fortuna
Dal Medioevo al XVII secolo il «corno di unicorno», o alicorno, fu una delle sostanze più preziose d’Europa. Ridotto in polvere o scolpito in coppe, si credeva che rivelasse e curasse i veleni, e re e papi ne custodivano corni interi nei loro tesori. In realtà quei lunghi corni a spirale erano denti di narvalo, portati dall’Artico da mercanti scandinavi che ne tenevano segreta l’origine.
Con il Rinascimento crebbero i dubbi. Nel 1582 il chirurgo francese Ambroise Paré mise in discussione le virtù del corno in un breve trattato, e nel 1638 il naturalista danese Ole Worm dimostrò che i famosi corni provenivano dal narvalo. Il commercio non sparì da un giorno all’altro: tra il 1662 e il 1671 i re di Danimarca si fecero ancora costruire un trono dell’incoronazione in denti di narvalo, oggi esposto al castello di Rosenborg, a Copenaghen. Naturalisti come il bolognese Ulisse Aldrovandi continuarono a disegnare diverse specie di unicorni nei loro libri, accanto ad animali reali.

Il camphur e il pirassoipi, come li immaginava Ulisse Aldrovandi.
Creature con un corno in tutto il mondo

Il qilin, una chimera della mitologia cinese.
L’Europa non è l’unica a immaginare un animale con un corno. In Cina il qilin è una chimera mite con corpo di cervo, squame e talvolta un unico corno. Cammina senza schiacciare l’erba e appare solo in tempo di pace o prima della nascita di un grande saggio: secondo la leggenda un qilin annunciò la nascita di Confucio. In Giappone si chiama kirin, in Corea girin, e viene spesso tradotto come «unicorno cinese», anche se somiglia ben poco a un cavallo bianco. Il nostro unicorno in stile stampa giapponese si ispira a questa tradizione orientale.
In Persia e nel mondo arabo il karkadann era una bestia feroce con un corno, probabilmente ispirata al rinoceronte, che solo una colomba riusciva a calmare. In culture molto diverse, un corno unico ha spesso finito per indicare qualcosa di raro e potente.
Perché l’unicorno è l’animale nazionale della Scozia?
L’unicorno compare nello stemma reale scozzese dal XV secolo, e re Giacomo III fece perfino coniare una moneta d’oro chiamata «unicorn». L’animale simboleggiava la purezza, ma anche la forza e l’orgoglio: si diceva che solo un re potesse domarlo, ed è per questo che gli unicorni araldici portano spesso una catena d’oro.
Quando nel 1603 Giacomo VI di Scozia divenne anche re d’Inghilterra, unì il leone inglese e l’unicorno scozzese come sostegni dello stemma reale, dove si fronteggiano ancora oggi. Gli unicorni sormontano anche molte antiche croci di mercato nelle città scozzesi, e l’unicorno è ufficialmente l’animale nazionale della Scozia.
Cosa simboleggia l’unicorno?
Nel corso dei secoli l’unicorno ha avuto molti significati. Nel Medioevo simboleggiava la purezza e l’innocenza, attraverso la leggenda della fanciulla, e Cristo, attraverso il Physiologus. Il corno ne faceva un simbolo di guarigione e di protezione dai veleni. In araldica esprimeva nobiltà, forza e libertà, perché un unicorno non si lascia catturare con la forza.
Oggi l’unicorno evoca soprattutto magia, immaginazione e unicità: qualcosa di raro che non appartiene del tutto al mondo reale. È usato anche come simbolo della diversità, e nel mondo degli affari un «unicorno» è una start-up valutata oltre un miliardo di dollari, un termine coniato dall’investitrice Aileen Lee nel 2013 proprio perché quelle aziende erano rarissime.
Gli unicorni sono mai esistiti?
Nessun cavallo con un solo corno è mai vissuto. La leggenda nacque probabilmente da animali reali descritti dai viaggiatori: il rinoceronte indiano, l’orice visto di profilo e il narvalo, il cui dente passava per un corno di unicorno. Quando Marco Polo vide dei rinoceronti a Sumatra, alla fine del XIII secolo, scrisse che questi «unicorni» erano bestie brutte che non si lasciavano affatto prendere dalle fanciulle.
È esistito però un «unicorno siberiano» preistorico: l’Elasmotherium sibiricum, un rinoceronte gigante con un enorme corno sulla fronte, vissuto nelle steppe dell’Eurasia fino a circa 39.000 anni fa, molto prima delle prime leggende scritte.
L’unicorno moderno
Nel Novecento l’unicorno passa dai bestiari ai libri per bambini. Il romanzo di Peter S. Beagle L’ultimo unicorno (1968) e il film d’animazione del 1982 gli danno un lato malinconico e poetico. Dagli anni Ottanta giocattoli, adesivi e cartoni animati ne fanno la creatura pastello dalla criniera arcobaleno che molti bambini conoscono oggi. L’antica leggenda continua in questa nuova forma: una creatura meravigliosa, dolce e impossibile da catturare.
Domande frequenti sull’unicorno
Che cos’è un unicorno?
L’unicorno è un animale leggendario, di solito raffigurato come un cavallo bianco con un unico corno a spirale sulla fronte. Gli autori greci lo descrivevano come un animale reale dell’India e nell’Europa medievale divenne un simbolo di purezza.
Quale paese ha l’unicorno come animale nazionale?
La Scozia. L’unicorno compare nello stemma reale scozzese dal XV secolo e ancora oggi fronteggia il leone inglese nello stemma reale del Regno Unito.
Gli unicorni sono esistiti davvero?
No. La leggenda deriva probabilmente dalle descrizioni del rinoceronte, dell’orice e del narvalo, i cui denti venivano venduti come corni di unicorno. Un rinoceronte gigante preistorico, detto «unicorno siberiano», è vissuto fino a circa 39.000 anni fa.
Qual è il significato dell’unicorno?
Purezza e innocenza nel Medioevo, Cristo nell’allegoria religiosa, guarigione grazie al corno, forza e libertà in araldica. Oggi simboleggia soprattutto magia, immaginazione e unicità.
Dove si possono vedere gli arazzi della Dama e l’unicorno?
Al Musée de Cluny, il museo nazionale del Medioevo di Parigi, che conserva i sei arazzi dal 1882. Gli arazzi della Caccia all’unicorno si trovano ai Cloisters del Metropolitan Museum di New York.
L’unicorno sulle Sue pareti
L’unicorno non ha mai smesso di ispirare gli artisti e trova ancora posto sulla parete di una camera. I nostri poster con unicorni lo declinano in molti stili, dai cuccioli kawaii alla pixel art. La bambina e l’unicorno, il nostro soggetto più venduto, richiama perfino l’antica leggenda della fanciulla e dell’unicorno.

Unicorno e foresta rosa, un poster Posterscape.









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